7 – È UNA SCENA IN SLOW MOTION

Il cielo sullo sfondo si desatura dell’arancione per virare al blu. la luce del sole sulla pelle riflette pixel verdi, blu, fucsia. sulla destra, cavalli arabi bianchi agitano vorticosamente la coda in lontananza, sulla collina addormentata da cent’anni (e più e più). il controluce diventa sempre più contrastato, qualche luce calda inizia ad accendersi tra gli alberi sempre più grigio-neri.

Marco suona con un chitarrino cileno canzoni tradizionali, le note arrivano come da una finestra, in lontananza, da un tempo che si è fermato per sempre e pur sempre rimane accessibile. Sta seduto sul sagrato della piccola chiesa, a qualche decina di metri da me, cantando per cantare, suonando per l’aria.
Aria che Sara sale e scende coi piedi nel vuoto sull’altalena appesa a un albero allungandosi verso il tramonto. Valeria cammina con un bimbo belga con cui parla a gesti. Blu, il golden retriver di Elia batte i suoi sentieri.

Potrebbe essere un qualsiasi tramonto qui a Rocca Corneta, dove la ricerca di pace e serenità si concretizza dopo le fatiche dei campi della giornata e diventa facile come un bagno giù al fiume Sarca o l’aprire gli occhi davanti i campi coltivati di fiori (erbe officinali). Hanno creato una piccola comunità che ha forma di pace e solidarietà tra queste terre.

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Sono stati giorni persistenti quelli passati, senza connessione col mondo ma tanta connessione con il qui e ora.

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Al monastero di Bose a San Giminiano sono stata accolta da monaci laici che in entrata pongono una dichiarazione di accoglienza qualsiasi sia la tua religione, nazionalità e qualsivoglia forma di presunta diversità. E’ stata un’esperienza che forse non ho capito profondamente come vivere, non riuscendo a rispettare regole di silenzio, di invalicabilità di alcuni spazi e invadendo con la curiosità laboratori di ceramica o tentando di guardare con occhi rumegosi la quotidianità di chi ha rinunciato a tutto ma si concede birkenstock e ristoranti, una volta ogni tanto.
Esseri atipici, creature che si sono slegate da dettami per tenere l’essenziale, la riconoscenza nei confronti della vita, la comunità. Hanno visto il mondo con occhi grandi e hanno scelto di percorrere una via che più che di fede è un percorso di riscoperta di sé e soprattutto del valore degli altri, perché da soli il monastero non funziona, perché senza gli altri non possiamo vivere. E’ questo che insegna il viaggio in fondo, che sia Argentina, Indonesia, America o il paesino accanto al tuo.

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Per quel che riguarda la ricerca di partenza del viaggio ho realizzato un bel po di interviste, ho parlato con persone super interessanti, ma credo di non essere arrivata a un punto risolutivo. Per ora mi prendo qualche giorno di stop cerebrale, e tra una settimana inizio a archiviare e studiare i 320 gb circa di girato.

Ho spedito le cartoline – per la cronaca, quando arrivano, fatemi sapere !

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