1 – NOTE PRIMA DELLA PARTENZA

Quello che sto facendo, è cercare di rispondere a una serie di domande che ho in testa da anni.

Penso sia qualcosa che ha a che fare con lo scopo della mia professione, che presa in estremo significa comunicare, mentre in concreto vuol dire spesso rendersi strumenti, talvolta operai. Fatto sta che essere dei media designer/videomaker/registi/animatori/illustratori significa in fondo ben poco. Voglio dire.. colleghi, di cosa stiamo parlando con le nostre immagini? Ad oggi, mi sento un contenitore parzialmente vuoto, che si è riempito di cose che subito sono scomparse, lasciando poco o niente per la crescita personale-professionale mia e di chi ha fruito della mia “comunicazione”. Se ci fosse un’analisi statistica sui contenuti da noi prodotti, quanti sarebbero legati al marketing passeggero? E quanti invece legati a un’idea che comunica un concetto complesso e incisivo?

Perché c’è spazio solo per la pubblicità o il film che incassa? Sono certa esista un mercato altro, lo spazio per un’economia al di fuori di quella da cui siamo sommersi tutti i giorni. Più se ne parlerà prossimamente, più diventerà un’alternativa reale.

Ovviamente si parla sempre di quel che si conosce o si prova sulla propria pelle e la mia storia personale mi ha insegnato a fare una distinzione tra i miei sogni professionali e quello che è la realtà del lavoro. A 18 anni ho scritto la mia prima dichiarazione d’intenti, poco prima di cominciare l’università:

” Voglio raccontare la diversità, la complessità e la relatività, senza tralasciare le gioie e i tormenti. Voglio riflettere, far riflettere, indagare e creare curiosità. voglio trovare una strada per i sogni che stiano anche in uno spazio angusto, ma che divengano palpabili tra un’immagine e un suono.” settembre 2009

…avevo 18 anni e ero ancora piena di quel misto di ingenuità e adolescenza che tutti conosciamo.

All’epoca pensavo che il percorso formativo che stavo compiendo mi avrebbe aperto delle strade grandi e luminose. Poi si cresce, ci si disperde nelle possibilità, ci si arrangia e si cerca di fare il meglio con le opportunità che si trovano. e credo che questo sia un po quel che succede a molte persone.

Personalmente mi sono sempre sentita stretta nelle vesti della dipendente (per quanto i miei 2 anni di lavoro siano pochissimi) più che per la modalità di orari e regole (..anche, un po’), per il senso di inutilità e volatilità delle cose su cui lavoravo, su cui investivo del tempo per guadagnare soldi da spendere per cose che nemmeno mi ricordo di aver acquistato

Quello che sto facendo, è cercare di rispondere a una serie di domande che ho in testa da anni.

Ma lo facciamo tutti no?

Quindi preparo questo viaggio cercando di coinvolgere più persone possibili, cercando di mantenere nell’organizzazione un grande spazio per l’improvvisazione e la spontaneità, tentando di evitare il didascalico e tenendo a mente tutti quei concetti che mi piacevano tanto durante l’adolescenza (e dopo).

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NOTE PRATICHE:

la campagna di crowfunding prosegue QUI,  ringrazio tantissimo tutti gli amici che finora mi si sono stretti attorno aiutandomi economicamente (GRAZIEEEE) o con il loro entusiasmo ( ❤ )

presto qualche maggiore informazione su illustratori e animatori coinvolti fino ad oggi. essendo un viaggio fuori rotta non ho idea di quello che troverò e sto cercando di mantenere nella programmazione ampio spazio a incontri casuali

(se qualcuno ha suggerimenti, sono qui)

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